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Tutte le strade portano a Roma - Rome Sweet Rome Guide

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Tutte le strade portano a Roma

Per molti anni la città di Roma fu governata dagli etruschi, e da questi  i romani mutuarono abitudini a consuetudini. Etruschi furono, infatti, tre dei sette re leggendari che governarono Roma, i Tarquinii (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo).

Nel 509 a.C. l’ultimo re etrusco Tarquinio il Superbo fu messo al bando da Roma, ponendo fine al dominio etrusco sulla città e dando inizio alla Repubblica.

Se la presenza degli Etruschi a Roma influenzò notevolmente le abitudini e i costumi della popolazione originaria (si pensi, in particolare, alla religione con la costruzione di importanti templi e santuari, o alla costruzione di infrastrutture essenziali nel futuro di Roma come la Cloaca Maxima o la bonifica della Valle del Foro), anche la loro assenza portò enormi cambiamenti alla società romana.

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Roma diventa il centro del mondo.

Quando, verso il 500 a.C., le popolazioni che abitavano la città di Roma si resero indipendenti dal dominio etrusco, intrapresero delle innovazioni tali da cambiare completamente il corso della storia.

I Romani erano una popolazione dedita al commercio, e questa caratteristica rese necessaria l’ideazione di una serie di espedienti per agevolare i contatti con gli altri centri della Penisola.

Uno degli elementi che resero Roma il centro di un impero fu proprio la creazione di una rete stradale globale: le strade sono forse la maggiore testimonianza, il più grande monumento che i romani ci hanno lasciato.

Le strade, un elemento essenziale per la nascita dell’Impero.

Ph. credit www.capitolium.it

Nel territorio romano, come per tutte le popolazioni del mondo antico c’era sempre qualche guerra da combattere. La costruzione delle strade romane aveva inizialmente proprio una funzione bellica, permettendo a uomini e rifornimenti bellici di raggiungere ogni angolo delle terre conquistate nel più breve tempo possibile.

Fin da subito, però, non furono utilizzate esclusivamente per finalità militari. Proprio grazie alla loro caratteristica principale – la capillarità -, l’uso delle strade romane si rivelò immediatamente essenziale tanto per lo sviluppo del commercio, quanto per quello culturale.

Le strade della cultura.

Possiamo considerare quindi le strade come un elemento importantissimo per l’espansione di Roma. Le strade permettevano infatti alle merci e alle idee di viaggiare e di affermarsi in territori anche lontani dall’Urbe; allo stesso modo garantivano la circolazione in senso contrario: Roma divenne il centro del mondo perché fu in grado di esportare abitudini, merci, idee, ma anche perché le stesse vi affluivano, provenienti da ogni angolo del mondo conosciuto.

 

Quella che possiamo considerare come una globalizzazione così simile a quella che stiamo vivendo oggi, fu resa possibile proprio dal sistema stradale romano. Grazie anche alla mobilità garantita dal complesso delle vie di comunicazione, in tutto l’impero si parlava una sola lingua, si usava una sola moneta, si amministrava attraverso le stesse leggi… Non dimentichiamo che quella romana era una civiltà multietnica, ma monoculturale!

Non sorprende, quindi, che un sistema così ben realizzato non abbia esaurito la sua funzione dopo la caduta dell’impero. In particolare a Roma, ma anche in gran parte dell’Italia e, in misura minore, Europa, ancora oggi percorriamo le stesse strade che percorrevano i nostri antenati oltre duemila anni fa.

Le strade romane attraversano i secoli.

Questo risulta particolarmente evidente a Roma, che da due millenni appare circondata da un sistema stradale disposto a raggiera. Le strada partono da Roma, centro dell’Impero, per raggiungere tutti i territori che a questo sono assoggettati.

Le strade più importanti erano quelle conosciute come vie consolari, perché costruite per volere di un console (fa eccezione la via Appia, costruita tra il III e il IV secolo a.C. per volere del censore Appio Claudio Cieco per fornire aiuti militari alla città di Capua). Alcune di queste sono la base dei moderni tracciati stradali:

strade consolari principalistrade consolari secondariestrade consolari del Regno di Roma, necessarie a collegare il centro di Roma con le zone distaccate
  • via Aurelia (Roma-Ventimiglia)
  • via Cassia (Roma-Florentia, oggi Firenze, poi Roma-Pistoria, oggi Pistoia)
  • via Flaminia (Roma-Rimini)
  • via Salaria (Roma-Castrum Truentium, oggi Martinsicuro)
  • via Tiburtina (Roma-Tibur, oggi Tivoli)
  • via Casilina (Roma-Casilinum, oggi Santa Maria Capua Vetere)
  • via Appia (Roma-Brundisium, oggi Brindisi)
  • via Nomentana (Roma-Nomentum, oggi Monterotondo)
  • via Prenestina (Roma-Praeneste, oggi Palestrina)
  • via Anagnina (Roma-Anagni)
  • via Ardeatina (Roma-Ardea)
  • via Laurentina (Roma-Laurentum, oggi Tor San Lorenzo)
  • via Tuscolana (Roma-Tusculum, oggi Frascati)
  • via Portuense (Roma-Portus, oggi Fiumicino)
  • via Trionfale (Roma-Veio, oggi Formello)
  • via Cornelia (Roma-Caere, oggi Cerveteri)
  • via Ostiense (Roma-Ostium, oggi Ostia Antica)
  • via Collatina (Roma-Collatia, oggi Lunghezza)

Le grandi strade costruite dai romani erano molto simili, per concezione, alle moderne autostrade. Osservandone il tracciato, questo appare rettilineo per chilometri. Queste grandi vie di comunicazione lasciavano ai lati i centri abitati, ma non deviavano davanti agli ostacoli naturali, superandoli invece in modo spettacolare. Le vie consolari non aggiravano montagne o colline, ma le superavano scavando tunnel o sbancando le alture. Viadotti, archi e ponti, invece, consentivano di passare rapidamente sui fiumi e sulle valli.

Romani, ottimi costruttori.

La grandezza di queste vie di comunicazione non può però essere ricondotta unicamente sul piano geografico. Se queste strade sono state percorse quotidianamente per centinaia di anni, il merito va anche alla tecnica costruttiva. Non è raro, infatti, vedere tratti di strada ancora perfettamente conservati all’interno dei siti archeologici.

I romani adottarono alcuni espedienti tecnici per costruire strade che dovevano durare molti anni: i canali di alloggiamento della strada venivano riempiti da una stratificazione di ciottoli, dal più grezzo (in basso) al più fine (in alto), con una copertura di grandi pietre laviche piatte (basoli). Questo sistema permetteva una grande stabilità delle pietre e un facile deflusso dell’acqua piovana. La disposizione dei basoli a schiena d’asino (cioè più bombata al centro della strada) aiutava il deflusso dell’acqua piovana ai lati e garantiva una maggiore pulizia della stessa.

 

Queste grandi strade che si allontanavano dalla città dovevano essere abbastanza larghe da permettere il passaggio contemporaneamente di un carro per ogni senso di marcia. Le strade erano affiancate da un largo marciapiede pedonale per ogni lato, analogamente a quanto avviene nelle strade moderne.

Dove stiamo andando?

Pietra miliare della via Appia (Ph. credit www.romanoimpero.com)

Lungo tutte le strade, ad intervalli regolari, si trovava un grande cilindro di pietra con inciso il nome della strada e altre indicazioni. Le pietre miliari servivano a segnare la distanza percorsa, essendo posti ciascuno a un miglio (=1000 passi=1478,5 metri) dal precedente. Secondo alcuni studi archeologici, il cippo “zero”, dal quale tutte le strade partivano, era il miliarium aureum, una colonna rivestita di bronzo e collocata nel Foro romano (da Augusto). Il miliarium aureum doveva riportare la distanza tra Roma e le principali città dell’Impero. Qualcosa di molto simile sopravvive a Parigi (anch’essa città romana con il nome di Lutetia Parisiorum, conquistata da Giulio Cesare nel 52 a.C.!) dove, davanti alla cattedrale di Notre-Dame una lastra di bronzo segnala “le point zero des routes de France“.

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