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Un Van Gogh ai Musei Vaticani

Varcando l’ingresso dei Musei Vaticani non riusciamo a pensare a niente di più distante dall’arte contemporanea.

Pensiamo invece al tempo, alla storia, alla forza del passato. Pensiamo alla potenza della scultura romana e alla calma delle statue egiziane. Alla perfezione senza tempo degli affreschi rinascimentali di Michelangelo e Raffaello.

Ed è proprio lì che dobbiamo andare, a metà strada tra le stanze affrescate da Raffaello per i papi Giulio II e Leone X e la sensazionale Cappella Sistina di Michelangelo. Nelle sale affrescate alla fine del 1400 da Pinturicchio per il papa Alessandro VI Borgia troviamo un museo di arte moderna; si tratta della collezione aperta al pubblico nel 1973 da papa Paolo VI, che costituisce uno dei tredici musei dei Musei Vaticani.

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Visite alternative a Roma per evitare la folla (prima parte)

EDIT: Avevo iniziato a scrivere questo post prima del lockdown dell’Italia a causa dell’epidemia del Coronavirus. Doveva trattarsi della seconda parte di questo post. In quel momento l’emergenza era parziale, e circoscritta alle sole regioni del nord Italia. Non sembrava ci fosse un reale pericolo anche a Roma. L’intero paese stava vivendo come sempre, e nessun allarme aveva ancora scosso l’Italia e Roma. La situazione è poi precipitata rapidamente:

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Tutte le strade portano a Roma

Per molti anni la città di Roma fu governata dagli etruschi, e da questi  i romani mutuarono abitudini a consuetudini. Etruschi furono, infatti, tre dei sette re leggendari che governarono Roma, i Tarquinii (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo).

Nel 509 a.C. l’ultimo re etrusco Tarquinio il Superbo fu messo al bando da Roma, ponendo fine al dominio etrusco sulla città e dando inizio alla Repubblica.

Se la presenza degli Etruschi a Roma influenzò notevolmente le abitudini e i costumi della popolazione originaria (si pensi, in particolare, alla religione con la costruzione di importanti templi e santuari, o alla costruzione di infrastrutture essenziali nel futuro di Roma come la Cloaca Maxima o la bonifica della Valle del Foro), anche la loro assenza portò enormi cambiamenti alla società romana.

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Il bianco a colori. L’Ara Pacis in Realtà Aumentata.

Pochi sono i monumenti del mondo antico che sono riusciti a diventare un simbolo della stessa espressione artistica. L’Ara Pacis, l’altare voluto dall’imperatore Augusto per celebrare la pace finalmente raggiunta, è una di quelle opere che è riuscita a diventare l’emblema della sua epoca. 

Dalla sua realizzazione nel 9 a.C. alla definitiva riscoperta e valorizzazione tra il 1930 e il 1940, il suo status è riuscito ad imporsi nuovamente negli ultimi anni grazie a una serie di iniziative che hanno mirato a restituirne un’immagine che non teme il passare dei secoli.

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Giove e Ganimede: un grande amore per il mondo antico

Il 1700 fu un secolo incredibilmente vivace a Roma dal punto di vista artistico; crocevia di artisti, intellettuali, conoscitori e amanti dell’arte, la Città Eterna è stato un incubatore di idee che, sviluppandosi, hanno delineato la visione che abbiamo oggi dell’estetica classica.

(abbiamo già parlato dell’arte neoclassica in questo articolo)

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La poetica di Jean Arp alle Terme di Diocleziano

Spesso Jean Arp è stato visto quasi esclusivamente in relazione al Dadaismo. Il rapporto con il movimento dadaista non solo è innegabile, ma è stato essenziale per la definizione della sua poetica artistica; ma in realtà quella si Arp è stata una personalità molto più complessa di quanto possa apparire.

La mostra in corso al Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano (fino al 15 gennaio 2017) mira a fare chiarezza sull’opera dell’artista alsaziano, sul suo toccare numerose delle correnti artistiche del 1900 per approdare ad un lavoro del tutto originale.

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