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Il racconto dell’Isola Tiberina

Per essere la più piccola isola abitata al mondo, l’Isola Tiberina custodisce un gran numero di storie.

Leggende, fatti storici e arte. Dalla fondazione di Roma ai nostri giorni.

L’Isola Tiberina è un luogo unico, legato alle vicende della città.

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La leggenda narra che la formazione dell’Isola Tiberina risalga all’epoca del settimo e ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo, nel VI secolo a.C.

 I SETTE RE DI ROMA:
 
  1. Romolo (753-716 a.C.)
  2. Numa Pompilio (715-673 a.C.)
  3. Tullo Ostilio (673-641 a.C.)
  4. Anco Marzio (640-616 a.C.)
  5. Tarquinio Prisco (616-579 a.C.)
  6. Servio Tullio (578-535 a.C.)
  7. Tarquinio il Superbo (535-509 a.C.)

Da quel momento l’unicità di un isola proprio al centro del fiume che scorre in una grande città non smise mai di incuriosire i romani e di influenzare lo sviluppo della città.

L’Isola Tiberina è un ponte sul fiume Tevere

L’Isola Tiberina da un lato è collegata al quartiere di Trastevere attraverso il ponte Sisto, dall’altro all’antico Ghetto ebraico attraverso il ponte Fabricio. Per questo in epoca antica era chiamata insula inter duos pontes (“l’isola tra i due ponti”).

Pons Fabricius – Ponte Fabricio

Il ponte Fabricio collega l’Isola Tiberina con la riva sinistra del Tevere e la zona del Campo Marzio.

Si tratta del più antico ponte romano ancora in uso a Roma: fu costruito nell’anno 62 a.C., e la struttura originale è ancora quasi integralmente conservata.

Pons Cestius – Ponte Cestio

Il ponte Cestio collega l’Isola Tiberina con la zona del Trastevere, e la sua costruzione risale al 44-43 a.C..

In passato era noto anche come pons Gratiani poiché fu totalmente ricostruito nel 370 d.C. dall’imperatore Graziano.

293 a.C.: la pestilenza colpisce Roma

Il primo grande evento che permette di dare all’isola la forma e la funzione attuali, avvenne nell’anno 293 a.C.

In quel momento Roma era colpita da una pestilenza. Non trovando alcuna cura, e consultando i libri sibillini, il senato di Roma decise di procurarsi l’aiuto del dio della medicina Esculapio. Una delegazione di romani fu inviata ad Epidauro (in Grecia) dove era il più grande santuario dedicato a questa divinità, per portare il dio Esculapio a Roma.

Esculapio, dio della medicina, arriva a Roma

Ad Epidauro un serpente – simbolo di Esculapio – salì sulla nave. Quello fu interpretato come un segnale divino che il dio della medicina era pronto a raggiungere Roma.

Quando la nave tornò a Roma, il serpente strisciò fuori per insinuarsi tra le rocce dell’Isola Tiberina, e i romani interpretarono questo evento come il segnale che il dio Esculapio aveva scelto proprio l’isola al centro del Tevere come luogo in cui costruire il suo santuario a Roma.

Il tempio di Esculapio fu quindi costruito sulla punta meridionale dell’Isola Tiberina, là dove oggi è la chiesa di San Bartolomeo. Davanti al tempio, una piazza era circondata da portici dove erano ospitati i malati in attesa di guarigione.

La presenza del santuario del dio della medicina condizionò fortemente lo sviluppo e la funzione dell’Isola Tiberina.

La sua posizione al centro del Tevere, e quindi isolata dal resto della città, oltre alla presenza sull’isola di una sorgente d’acqua ritenuta salutare, resero l’Isola Tiberina un luogo ideale per l’uso ospedaliero.

L’Isola Tiberina trasformata in nave di pietra

Nel I secolo a.C. il tempio di Esculapio fu restaurato, e anche l’isola subì un grande intervento di rifacimento.

I fianchi furono ricoperti di travertino e scolpiti a rappresentare una nave, in ricordo di quella che portò il serpente di Esculapio da Epidauro a Roma.

La nave di pietra oggi

L’isola che vediamo oggi conserva ben poco di questa nave di pietra, ma come sempre è sufficiente prestare attenzione a pochi piccoli dettagli per far rivivere il passato.

Possiamo scendere fino al livello del Tevere e percorrere il perimetro dell’Isola Tiberina. Sul fianco dell’isola è facile riconoscere i resti del travertino che la ricopriva in passato.

In qualche frammento di travertino possiamo ancora individuare l’antica decorazione: il lato di una nave, il dio Esculapio e il serpente.

Dal tempio di Esculapio alla chiesa di San Bartolomeo

La distruzione del tempio iniziò nel IV secolo d.C.., e come spesso accade a Roma, al posto del tempio di Esculapio fu costruita una chiesa.

Nel X secolo l’imperatore del Sacro Romano Impero Ottone III decise di costruire sul luogo del tempio di Esculapio una chiesa dedicata a Sant’Adalberto da Praga, in seguito dedicata a San Bartolomeo.

Nel corso dei secoli la chiesa di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina fu oggetto di rifacimenti e ricostruzioni, la più importante nel 1600 che le conferì l’aspetto attuale.

Le colonne che dividono le navate all’interno della chiesa sono quelle del tempio di Esculapio.

Il campanile romanico risale al XII secolo, è un tipico campanile delle chiese medievali di Roma.

L’Isola Tiberina oggi: l’ospedale Fatebenefratelli e l’ospedale Israelitico

L’Isola Tiberina non ha mai smesso di esercitare la sua funzione ospedaliera.

Vicino alla chiesa di San Bartolomeo è una delle sedi dell’ospedale Israelitico, che si installò proprio in questo luogo per la vicinanza con il quartiere del Ghetto ebraico di Roma.

L’ospedale Fatebenefratelli/San Giovanni Calibita è sul lato opposto a quello della chiesa di San Bartolomeo. In questo luogo dal secolo XI le monache benedettine gestivano un ricovero per i poveri e gli infermi di Roma, poi affidato da papa Gregorio XIII alla confraternita dei monaci ospedalieri di San Giovanni di Dio nel 1500.

L’Isola Tiberina è però anche un microcosmo al centro del Tevere.

Attraversando uno dei due ponti che lo collegano con il resto della città si raggiunge un luogo che vale davvero la pena visitare.

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