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Le mille trasformazioni del Tempio di Portuno, tra affreschi riscoperti e identità nascoste

Nella valle del Velabro, l’area dove la città di Roma è nata, sorge un piccolo tempio, che sorprende per la sua integrità. Meno noto del suo rotondo vicino (erroneamente conosciuto come tempio dedicato a Vesta, ma in realtà tempio di Ercole Vincitore), il tempietto rettangolare nell’area del Foro Boario (l’antico mercato del bestiame) era dedicato a Portuno (Aedes Portuni) ed è oggi considerato il tempio più completo di Roma.

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  • Dove: via Petroselli, angolo con via di Ponte Rotto, proprio davanti la chiesa di Santa Maria in Cosmedin con la famosissima Bocca della Verità
  • Quando: il tempio è chiuso al pubblico, ed accessibile solo in occasione di aperture straordinarie. Dalla strada è però perfettamente visibile l’esterno
  • Perché: questo piccolo tempio rettangolare è considerato il più integro di Roma, ed è testimone di una lunghissima storia, che vale la pena conoscere!
L'aspetto della chiesa di Santa Maria Egiziaca in un'incisione di Piranesi. Sullo sfondo è ben visibile il tempio rotondo di Ercole Vincitore
L chiesa di  Santa Maria Egiziaca in un’incisione di Piranesi. Sullo sfondo è visibile il tempio rotondo di Ercole Vincitore

L’area vicina al Tevere compresa tra le pendici del Campidoglio e quelle dell’Aventino, era un’importante zona commerciale sin dall’epoca arcaica, al rifornimento della quale provvedevano le imbarcazioni che risalivano il fiume fino al Porto Tiberino, localizzato in corrispondenza dell’attuale edificio dell’Anagrafe Comunale.

Portunus, divinità tutelare di questa zona, protettore delle porte e dei porti, venne eretto un tempio nelle immediate vicinanze del porto fluviale e in corrispondenza con il Ponte Emilio (corrispondente con l’attuale Ponte Rotto), primo collegamento stabile tra la città di Roma e le popolazioni etrusche che abitavano la sponda destra del Tevere.

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L’edificio attuale del I secolo a.C. sostituisce il tempio originale del IV-III secolo a.C, ed era circondato da un recinto sacro. Nel IX secolo venne trasformato nella chiesa di Santa Maria de Gradellis, e nel XV secolo in Santa Maria Egiziaca, patrona delle prostitute, che in epoca romana dovevano essere una presenza costante nella zona portuale.

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Nel 1916 la struttura ecclesiastica venne eliminata per rimettere in luce in tempio romano. In questa occasione furono riscoperti gli affreschi della prima chiesa, che nel corso della successiva trasformazione furono i parte obliterati.

La sua integrità ci permette di individuare alcune delle caratteristiche dei templi romani. Il tempio di Portuno è definito:

  • Rettangolare
  • Tetrastilo: con quattro colonne sul lato corto
  • Pseudo-periptero: ad eccezione della fila frontale e della seconda colonna del lato lungo che sono libere, tutte le colonne che circondano il tempio sono addossate alla cella (semicolonne)
  • Ionico: basi e capitelli delle colonne sono di ordine ionico, con i capitelli dalle caratteristiche volute. Le colonne sono più slanciate di quelle doriche, e le scanalature sono separate da un listello. Sulle colonne poggia una trabeazione con fregio, coronata da una fila di dentelli

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Le colonne del pronao (colonne frontali) sono in travertino, quelle addossate alla cella di tufo, ma con basi e capitelli in travertino. Tutte erano rivestite da uno strato di stucco, che faceva si che il tempio sembrasse rivestito di marmo. Frammenti di questo rivestimento in stucco sono ancora visibili.

Frammenti del rivestimento in stucco delle semicolonne del tempio
Fraammenti del rivestimento in stucco delle semicolonne

Ma al suo interno custodisce un vero gioiello dell’arte medievale. Nel ‘900, in occasione del ripristino delle sue forme romane, eliminando l’ultimo strato di decorazione relativo alla chiesa di Santa Maria Egiziaca, vennero messi in luce lacerti di affreschi alto medievali della chiesa si Santa Maria in Gradellis, che erano stati obliterati dalla costruzione delle lesene della chiesa rinascimentale. Sono oggi queste quattro strisce di decorazione pittorica che destano la maggiore curiosità: affreschi con storie della vita della Vergine, in episodi presi dai Vangeli tradizionali e dai Vangeli Apocrifi. Non deve stupire la scelta delle fonti poiché, specialmente in epoca alto medievale, non era affatto raro che i vangeli che adesso definiamo “Apocrifi” fossero usati come fonte letteraria per opere d’arte, in particolare per quanto riguarda la vita di Maria e per l’infanzia di Cristo.

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La decorazione fu realizzata sotto il pontificato di Giovanni VIII (872-882), e si svolge su cinque registri sovrapposti. Vi sono raffigurate scene della vita e della morte della Vergine, scene della vita dei santi Basilio, Zosima e Maria Egiziaca. Le singole scene erano inquadrate da cornici composte da cerchi circondati file di perline, dentro i quali si alternano testoline, fiori stilizzati e palmette. Nella fascia più bassa della decorazione era dipinta una fila di finti tendaggi, motivo molto comune nelle chiese romane.

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La decorazione della chiesa si inseriva perfettamente nel clima artistico dell’epoca, dove richiami alla tradizione paleocristiana si amalgamavano ad influssi orientali.

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Insieme agli affreschi medievali, all’interno del tempio di conservano frammenti scultorei pertinenti alla chiesa medievale, oltre ad un piccolo tabernacolo marmoreo con decorazioni in stile cosmatesco, che riproduce l’aspetto della facciata del tempio.

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Tabernacolo con decorazione cosmatesca

Si ringrazia il FAI – Fondo Ambiente Italiano per aver reso possibile l’apertura al pubblico del Tempio di Portuno nella giornata di sabato 9 aprile 2016 nell’ambito dell’iniziativa #CosaFAIoggi, e Igers – Instagramers Roma per l’accesso privilegiato.

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